• 10 Gennaio 2024
  • Cannabis
  • by Chiara Claus

    Come funziona in Italia l’approvvigionamento di cannabis?

    Parlando dell’approvvigionamento di cannabis in Italia non posso che citare fin da subito il decreto Lorenzin del 2015.

    Il decreto Lorenzin del 2015 tratta le condizioni di erogabilità e le indicazioni di appropriatezza prescrittiva delle prestazioni di assistenza ambulatoriale erogabili nell’ambito del Servizio sanitario nazionale. Ad oggi, è l’unico decreto, attualmente in vigore in Italia, che rappresenta il punto di riferimento per il nostro paese per la gestione della cannabis terapeutica.

    Dal decreto Lorenzin alla produzione di cannabis italiana

    Attraverso il decreto Lorenzin fu creata la prima azienda produttrice di cannabis in Italia: lo stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze (SCFMF). Negli anni lo stabilimento ha cercato di portare avanti l’impegno per cui è stato creato, ovvero garantire una fornitura costante di prodotto, ma con non poche difficoltà.

    Il loro obbiettivo avrebbe dovuto essere quello di garantire una continuità di prodotto per il paziente, in modo da sopperire a quelle carenze che si sono verificate durante gli ultimi anni nel nostro paese.

    Così, però, non è stato. Le grosse difficoltà che ha avuto lo stabilimento sono principalmente legate ad una mancanza di esperienza nell’ambito cannabis, che ha creato una errata gestione del prodotto, e di conseguenza una capacità produttiva inferiore rispetto alla domanda del paese.

    Bandi e importazione di cannabis

    Questo ha generato una serie di eventi a cascata, che non sono da sottovalutare. Uno di questi, sono stati i bandi di concorso che lo stabilimento ha indetto per la produzione di cannabis, in modo da cercare di sopperire alla carenza di cannabis. Questo, ha fatto sì che numero di aziende private produttrici di cannabis terapeutica, abbia rifornito lo stabilimento con i loro prodotti, ognuno dei quali con caratteristiche fitochimiche differenti. In questo modo, il prodotto finale era sempre diverso per quanto riguarda il profilo fitocannabinoide, e quindi anche l’effetto finale sul paziente era ciclicamente diverso.

    Inoltre, bisogna aggiungere un’incapacità, da parte dello stabilimento, di fare un’adeguata formazione culturale relativa ai prodotti a base di cannabis, e di fornire assistenza sul territorio.

    Queste peculiarità relative allo SCFMF, si sommano all’importazione in Italia di cannabis in infiorescenza da parte del ministero della Salute olandese. Le aziende distributrici Italiane, che servono il territorio nazionale, devono fare i conti con le capacità produttive del ministero olandese. Infatti, una minore produzione da parte del ministero corrisponde a una mancanza di prodotto nel nostro paese.

    Questi due fattori hanno determinato una significativa carenza di prodotto sul territorio, creando sfiducia e confusione sulla cannabis terapeutica in Italia.

    Ad oggi, però, esistono dei nuovi prodotti sul mercato che possono sopperire a questa carenza, e venir incontro alle esigenze dei pazienti, dei medici e dei farmacisti.

    In Italia c’è una certa propensione ad intraprendere terapie con cannabis, tuttavia non c’è una significativa introduzione delle aziende nel territorio, le quali potrebbero avere un impatto culturale significativo; ciò è dovuto anche ad un generale timore di creare problematiche gestionali e di interesse nel paese.

    Aprire il dialogo con le istituzioni

    Bisogna aggiungere, però, che nonostante il ruolo dell’azienda sia fondamentale da questo punto di vista, è altresì importante per aprire un dialogo con le istituzioni, e dare dunque un contributo di opinioni, vedute ed aggiornamenti reale.

    Proprio con le istituzioni si è aperto un tavolo di discussione, focalizzato sull’immissione nel mercato di prodotti innovativi e terapie all’avanguardia.

    Gli estratti vegetali a base di cannabis in olio rappresentano una soluzione innovativa, ed infatti sono stati ben accolti ed accettati del ministero, perché rappresentano senza dubbio una semplificazione per l’accesso alle terapie, e possono garantire una continuità terapeutica per il paziente.

    Questo perché, fino ad oggi, in farmacia, si utilizzano le infiorescenze per produrre l’estratto oleoso, dovendo ricorrere a specifici strumenti, e alla titolazione HPLC presso un laboratorio di analisi. Gli estratti oleosi, invece, avendo una titolazione costante dovuta al processo di produzione standardizzato, evita questi passaggi, ed arriva in farmacia rapidamente in modo da essere dispensato al paziente in un tempo molto breve.

    Per quanto riguarda questi nuovi prodotti, però, è necessario fare informazione e cultura specifica a riguardo, che valorizzi le loro caratteristiche, i loro vantaggi ed i loro benefici. Questo perché il medico prescrittore, dev’essere a conoscenza delle caratteristiche dei principi attivi in essi presenti, in modo da poter adattare al meglio la terapia al paziente, ed il farmacista dev’essere in grado di maneggiare il prodotto. Infine, il paziente deve poter accedere alla terapia rapidamente ed avere un’efficacia costante.

    Più prodotti, più possibilità per il medico prescrittore

    Un’argomentazione a supporto di quanto appena detto è l’assortimento di prodotti sul mercato. Avere più prodotti a disposizione, con una concentrazione di principio attivo differente tra loro, permette al clinico di avere più opportunità terapeutiche per trattare il paziente in modo specifico e adeguato.

    Abbiamo quindi potuto apprezzare come la variabilità di prodotto sul mercato garantisca un trattamento terapeutico più adeguato; tuttavia, la realtà regionale del paziente può influire significativamente su questo aspetto. Infatti, in base alla residenza del paziente, può cambiare la disponibilità di farmacie che sono in grado di gestire e dispensare la cannabis, e può anche cambiare la varietà di prodotto (infiorescenze o estratti oleosi) a disposizione.

    Questo aspetto è uno di quelli da affrontare attraverso la cultura scientifica e l’informazione in merito a questi nuovi prodotti, così da supportare da un punto di vista tecnico il medico, nell’atto della prescrizione, il farmacista, nell’atto della gestione del prodotto, ed il paziente, rendendo la terapia più accessibile.

    Riassumendo, i più grandi scogli nel settore della cannabis terapeutica ad oggi in Italia sono:

    • Disponibilità
    • Reperibilità
    • Rimborsabilità
    • Capacità prescrittiva

    Le principali soluzioni sono:

    • Cultura scientifica
    • Stimolare l’aggiornamento del decreto Lorenzin del 2015
    • Introdurre delle best practices, con l’obbiettivo di delineare delle procedure da prendere come riferimento per la prescrizione e per la dispensazione. In questo caso sarebbe opportuno che queste procedure siano validate a livello istituzionale e nazionale.